Le ceramiche di Piero Gauli in mostra ad Assisi

Centosessantanove opere realizzate tra il 1940 e il 2012, centotré artisti e dieci botteghe artigiane: sono tutti i numeri dell’esposizione “Ceramica Umbra del ‘900 – Sperimentazioni e Innovazioni“, allestita negli splendidi ambienti del Palazzo Monte Frumentario ad Assisi.

La mostra, visitabile fino al 31 ottobre 2016, occupa tre sale dello storico edificio ed è divisa in nove sezioni che, una dopo l’altra, raccontano il fenomeno della ceramica umbra del recente passato, proponendo una visione evolutiva incentrata sulle emergenze innovative e sperimentali manifestatesi frequentemente in più parti della regione.

La lunga tradizione ceramica dell’Umbria ha il suo cuore nei centri di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto, ma tutto il territorio è da sempre coinvolto nella produzione di terrecotte pregevoli, come Città di Castello o Umbertide.

Un’arte antica tramandata nel tempo che vive ancora oggi nelle botteghe e negli opifici regionali: stili e colori che nascono da storie e origini diverse, ma tutte egualmente affascinanti.

In mostra un nucleo di ceramiche di Piero Gauli, prestito dell’Associazione, realizzate durante il soggiorno in Umbria così descritto da Deianira Amico in catalogo:

Quando arriva ad Acquasparta grazie all’amicizia con il commilitone Erardo Sculati, il legame con l’arte di “Corrente” – con le sculture di Fontana, Sassu, Broggini – torna ad essere centrale assieme ad una volontà di ricostruzione (“Si sentiva il bisogno di mettere le mani nella terra […] di ricreare dopo le distruzioni della guerra”, affermava) ed al tempo stesso di liberazione dai lutti e dall’asprezza degli anni appena trascorsi, in continuità con il clima di “espressionismo immaginifico”, come lo definì Franco Solmi, che gli scultori italiani stavano elaborando nei primi anni del dopoguerra. Gauli si avvicina alla ceramica da pittore: come gli esiti più maturi dei suoi dipinti ad acquarello (1941-42) mostrano le forme sciogliersi nel dilagare del colore, così il modellato delle ceramiche – esclusivamente monotipi – è caratterizzato da una materia disfatta, dilatata, plasmata da rapidi gesti, dove anche l’imprevisto assume valore artistico.

I soggetti a tema religioso sono descritti con pochi tumefatti segni d’argilla (Pietà, L’orante) mentre altri godono della capacità narrativa degli affreschi mitologici che animano i soffitti di Palazzo Cesi ad Acquasparta, nella forma di sculture a tutto tondo o piatti, anfore o vasi dal sapore tosco-umbro: teatri attraverso i quali l’artista evoca un atlante fantastico e meraviglioso di iconografie, costruito con dovizia di luce e colori. La peculiarità della produzione umbra di Gauli riguarda il trattamento della patina: agli smalti industriali ed al forno elettrico (adoperato nella produzione romana tra 1951 e 1957), l’artista preferisce i focolari a lignite di Dunarobba ed interviene su ogni pezzo, gettando acqua o utilizzando fumate sugli smalti per bruciare le patine.

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